Lavoro, casa, dignità: facchini in strada per lo sciopero nazionale


31o_0

“Toccano uno, toccano tutti”

La lotta per il rinnovo del contratto di lavoro si trasforma in una mobilitazione a 360 gradi. I lavoratori della logistica tra il 29 e il 30 ottobre hanno dato vita ad uno sciopero nazionale, innescato dalla vertenza per il rinnovo del Ccnl del comparto che però ha portato in piazza altre rivendicazioni, sostenuti nei presidi di Padova, davanti alla Prefettura e davanti al comune, oltre che dal sindacato di base Adl Cobas anche da collettivi e altre realtà antagoniste.12191667_425781050965298_4284405939219027999_nIl cuore della protesta è stato naturalmente nella zona industriale, dove per tutta la notte si sono susseguite iniziative, presidi, rallentamenti e blocchi. Tnt, Dhl, Alì, Artoni, Acqua e Sapone: tanti i magazzini bloccati dai lavoratori in sciopero che si sono spostati nelle varie sedi dalle 21 di giovedì alle 7 del mattino successivo. Alcuni giganti della logistica hanno provato a percorrere qualche strada alternativa per cercare di non subire rallentamenti nel lavoro: Bartolini ha provato a inserire in magazzino una trentina di lavoratori interinali, fatti uscire dalle proteste dei manifestanti. Gls invece ha provato a confondere le acque trasferendo buona parte del lavoro a Monselice, in un magazzino sperduto e isolato, ma alcuni dipendenti sono comunque riusciti ad individuare la “nuova” sede e a bloccarla.

Alle 7 del mattino invece la zona industriale è diventata il teatro di un imponente corteo di mezzi motorizzati che ha bloccato le arterie principali della Zip per un paio d’ore.

A metà mattinata quindi i manifestanti si sono trasferiti in centro a Padova, dove hanno dato vita ai due presidi, davanti a Prefettura e comune, dove le rivendicazioni sindacali (orario, salari, clausola di salvaguardia, superamento della figura del socio lavoratore e soprattutto il riconoscimento della rappresentatività dei sindacati di base nelle aziende) si sono intrecciate ad altri temi. Prima di tutto quello della casa. I facchini, spesso di origine straniera e ingabbiati in contratti e sistemi di lavoro estremamente precari, sono vittime della crisi abitativa. Pagare regolarmente l’affitto diventa complesso, soprattutto se un cambio d’appalto “retrocede” il lavoratore dal punto di vista salariale. Per chi è marocchino, tunisino o nigeriano poi spesso l’affitto diventa più salato. Ecco quindi che molte delle famiglie sotto sfratto oggi sono quelle dei lavoratori della logistica. Per questo nel documento consegnato al Prefetto si chiedeva anche di non co0ncedere l’autorizzazione all’intervento della forza pubblica nell’esecuzione degli sfratti.

Il presidio si è poi spostato in comune, di fronte a un Palazzo Moroni sbarrato e militarizzato. Anche in questo caso è stato letto un documento, consegnato all’amministrazione, in cui i lavoratori, ricordando proprio l’origine straniera di molti di loro, hanno spiegato la paradossale, ma estremamente concreta, sensazione di non essere i benvenuti nella città della Patavina Libertas, tra fobie gender e chiusure di negozi di kebab.

“Il facchino paura non ne ha”

 

, , ,

  1. Nessun commento ancora.
(non verrà pubblicata)